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“Le lancette del tempo nel trittico “Albe tre” allestito dal Teatro Scientifico scivolano lungo la china di un flashback. In una sala di attese metafisiche i due protagonisti vestiti di bianco con occhiali scuri beckettiani ripercorrono la loro vita matrimoniale. Dal dialogo iniziale…si salta nel quadro finale…passando con una forte impennata lirica simbolista nel blocco centrale…Manfrè lascia galleggiare le tre pale di questa Camera degli Sposi in un’unica atmosfera onirica. Isabella Caserta era con naturalezza l’anima femminile attraversata da lampi dell’inconscio…” (Nico Garrone, “La Repubblica”)

“…Proiezioni su un fondale, un biancore di sedie girevoli per i due attori inchiodati all’immobilità, e scena altrettanto bianca che chiude il palco a creare uno spicchio claustrofobico. Luogo astratto come il benessere dove l’incomunicabilità si gela in una Caina dantesca e il linguaggio è automatismo, espressione dell’anima solitaria… Da vedere.” (Simone Azzoni, “L’Arena”)

“…Lo spettacolo, inquietante e suggestivo, con momenti quasi beckettiani… cattura per il vibrante lirismo che sprigiona soprattutto nella seconda scena e grazie alla splendida interpretazione di Isabella Caserta che attanaglia e conquista per l’intensità di emozioni che sa creare e per la naturalezza con cui le trasmette. Un’interpretazione da brivido la sua. Superlativa davvero.” (R. De Cadaval, “Hystrio”)

“…Il merito va, oltre al testo eccellente di Paolo Puppa e all’ottima regia di Walter Manfrè, alla versatile ed eclettica capacità di interpretazione di Isabella Caserta e Roberto Vandelli…” (C.F., “Corriere di Roma”)

“…Lei fragile creatura rea di sterilità a sua volta figlia di un mondo sterile, dà l’incipit ad una spietata disanima dei sentimenti provati da patologie ancestrali come l’uomo stesso… tra il reale e il surreale perché tutto appare come sospeso in un limbo in attesa di una chiarificazione di tempo e di luogo… Le albe seguono il de profundis della coppia giunta ormai alla nuda verità (forse), attraverso recriminazioni, accuse e pentimenti… E poi un’altra alba ancora, un altro giorno di speranza, chissà…” (Claudia Formigoni, “Alla Bottega”)

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