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LA TEMPESTA: ECCELLENTE TEATRO SCIENTIFICO.

Per questioni anagrafiche non ho avuto il piacere di assistere a uno spettacolo di Ezio Maria Caserta, scomparso prematuramente nel 1997. In molti, però, mi hanno parlato della sua personalità e di quel “tocco” in più che dava ai lavori originali o agli adattamenti che realizzava. A lui è dedicato “La Tempesta. Pre/Testi”, vera perla dell’Estate Teatrale Veronese. Accanto a una stagione al Teatro Romano che ha fatto dell’innovazione il fil rouge (con un Otello a dir poco imbarazzante), lo spettacolo del Teatro Scientifico/Laboratorio, per la regia di Yana Balkan e Isabella Caserta, fa della ricerca storica il punto di forza, affiancando alle parole del drammaturgo di Stratford, quelle dei canovacci della Commedia dell’Arte a cui proprio Shakespeare si sarebbe ispirato per “La Tempesta”. Nello scorrere ritmato dello spettacolo, emergono continuamente rimandi e somiglianze tra i personaggi dei canovacci e quelli shakesperiani: il Mago sembra essere l’antenato di Prospero, così come il Selvatico quello di Calibano, oppure, sempre agli occhi di chi l’ha visto (e sentito), lo Zanni “veneziano” sembra il futuro Trinculo shakespeariano. La regia, attenta, a non dimenticare il testo shakesperiano, ha enfatizzato in più quadri e momenti teatrali, i punti salienti di questa “magica” commistione, restituendo un lavoro di una coralità assoluta, in cui a emergere è -oltre alla validità delle scene, dell’allestimento e degli effetti speciali- la bravura degli attori. Non c’è protagonista principale. Nemmeno la presenza importante di un eccellente Roberto Vandelli (Prospero), è offuscata da quella di Calibano, impersonato con intelligenza e arguzia da Francesco Laruffa, così come l’istrionico Andrea de Manincor che veste i panni, a rotazione, cambiando postura, voce, timbri e accento dei vari Nostromo, Trinculo e Zanni, non mette in seconda luce la presenza scenica di Maurizio Perugini (Stefano e Pantalone). Unica donna in scena, poliedrica e garbatissima nelle sue movenze, è Elisa Bertato (Miranda e Ninfa). Ma se a tessere le sorti dei “malcapitati” sull’isola è la magia, ecco apparire, sotto forma di led, Ariel, spirito impersonato dalla voce suadente e ipnotica di Isabella Caserta. Fanno da corollario giocolieri, acrobati e trampolieri che colorano l’isola anche nei momenti in cui il mare in burrasca rende tutto grigio. A “narrare” la vicenda è un giovanissimo Luigi Vandelli che apre e chiude lo spettacolo con prologo ed epilogo, a testimonianza di quanto il teatro faccia bene farlo e vederlo fin dalla più giovane età.

di Federico Martinelli QUINTA PARETE, mensile, ottobre 2011

 

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