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LA
BISBETICA NON DOMATA
testo e regia di Luca
Caserta
con
Isabella Caserta, Oscar Vallisari
Maurizio
Perugini, Elisa Bertato
Vito Vinci, Anna Benico
musiche dal vivo eseguite dal gruppo Kuma Kan
testo
liberamente ispirato a "La bisbetica domata" di William
Shakespeare
Note di regia
In un ipotetico futuro postbellico, i sopravvissuti vivono barricati
in piccole comunità fortificate e autosufficienti, che li
isolano dai territori esterni ormai ridotti a una landa riarsa e
desolata a causa della catastrofe ecologica seguita alla guerra.
E’ un mondo aspro e difficile, un’età di mezzo,
una sorta di “nuovo Medioevo”, in cui gli uomini possono
contare solo sulle proprie forze.
Seguendo le rotte commerciali, alcuni viandanti giungono presso
la comunità del ricco Battista, dove fanno conoscenza delle
sue figlie: Caterina, bisbetica e insopportabile, e Bianca, maliziosa
e romantica. Desiderosi di sedurle per poterle sposare, i viaggiatori
si fanno quindi ospitare, dando inizio a un gioco scenico fatto
di comicità, equivoci, spassose menzogne e travestimenti
che condurranno alla scena finale, un mondo alla rovescia in cui
ordine e ruoli sociali saranno ridefiniti.
L’ambientazione di tipo “postatomico”, da George
Miller in poi, propone un mondo arido e decadente, nel quale i sopravvissuti
hanno costruito comunità autonome utilizzando ciò
che è rimasto: agglomerati, vere e proprie moderne roccaforti
di reminiscenza medievale che sorgono come oasi in mezzo a vaste
lande deserte e le cui mura sono fatte di materiali di scarto, lamiere,
copertoni, ferraglia. Come Crusoe, gli esseri umani si sono adattati
all’ambiente circostante. Il cibo, se non è procurato
tramite la caccia, viene portato da lunghe carovane che, spostandosi
di villaggio in villaggio, percorrono le rotte commerciali, le uniche
vie che tagliano in più direzioni le Terre Aride, popolate
da contrabbandieri, predoni, criminali d’ogni genere e contaminate
dalle radiazioni causate dalla guerra. Mari, oceani e laghi sono
quasi del tutto scomparsi, di essi resta solamente un ricordo lontano
e leggendario. Acqua e benzina sono diventate la vera merce di scambio.
Il deserto diventa un “non luogo” in cui ogni direzione
è possibile e nessuna ha un senso, in cui ogni posto è
identico all’altro. E’ un universo selvaggio e spietato,
privo di memoria storica, in cui l’uomo cerca di sfruttare
ciò che ha a disposizione per creare un nuovo ordine, combattendo
quotidianamente per la sopravvivenza.
La forza dialogica del testo è divisa fra due poli contrapposti:
da un lato, la coppia Caterina-Petruccio, all’interno della
quale nessuna relazione sentimentale o umana è possibile,
ogni parola e gesto è espressione di una violenza verbale
e fisica; dall’altro, la coppia Bianca-Lucenzio, in cui tutto
è sentimento, sensualità, espressione, comunicazione.
Questi due poli, indubbiamente portati alle loro estreme conseguenze
fino a renderli quasi caricaturali e a cui fanno da contrappunto
le figure di Battista e Ortensia, incarnano la contraddittorietà
di un mondo disorientato, regredito, individualista, privo di punti
di riferimento, popolato da oasi-comunità autosufficienti
separate da terre deserte e sterminate, incapaci anch’esse
di comunicare tra loro, in cui tutti i rapporti possibili sono racchiusi
all’interno di quelle piccole mura fortificate e chi viene
da fuori è visto con sospetto come minaccia, come "straniero".
Luca
Caserta
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