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OTELLO – ALTRE VERITÀ

testo e regia di Luca Caserta
con
Isabella Caserta, Raffaele Gangale, Maurizio Perugini, Marco Sabatino,
Elisa Bertato
testo liberamente ispirato a “Otello” di William Shakespeare

Note di regia

C’è un luogo tra il giorno e la notte, tra le tenebre e il buio, appena al di là del crepuscolo, in cui spazio e tempo non hanno significato. E’ il luogo in cui dimorano ombre e sussurri.

Qui, al chiarore della luna, gli spettatori sono invitati a incontrare i personaggi principali dell’ “Otello” shakespeariano, in una riscrittura che privilegia i punti di vista di ognuno su una medesima vicenda, lo sfortunato amore di Otello e Desdemona. La gelosia e la furia cieca del Moro, la purezza di Desdemona, la doppiezza e l’invidia di Iago, la rettitudine di Cassio sono solo alcuni dei motivi conduttori di una vicenda che affonda le sue radici nell’inconscio umano e nei demoni che lo perseguitano.

Un confessionale “itinerante”, quasi dei monologhi interiori a stretto contatto col pubblico, il quale assiste a frammenti di memoria dei protagonisti, in un’atmosfera che si vorrebbe ora intima e raccolta ora cupa e angosciosa. Ad attenderlo personaggi irrisolti, privati di un contatto reciproco ormai impossibile, imprigionati in un dramma che sono condannati a rivivere per sempre senza possibilità d’espiazione.

Il testo, prendendo spunto da personaggi e situazioni dell’ “Otello” shakespeariano, narra una storia senza speranza, quasi claustrofobica, in cui nessuno ha una possibilità di salvezza. Ciò che emerge è un’incapacità di comunicare, che le trame ordite da Iago portano alla luce. Sono individui impossibilitati a interagire, chiusi entro i confini di verità individuali: il burattinaio Iago è un distorsore di realtà; Cassio è intrappolato nell’indolenza della propria onestà; Emilia è agente inconsapevole del male; Desdemona è prigioniera della gabbia dorata del suo amore; Otello, vittima delle macchinazioni di Iago, scivola nel buio vorticoso della propria mente, rimanendone per sempre invischiato. Nessuno di loro riesce a vedere al di là di questi limiti e giungere, tramite il confronto reciproco, a capire ciò che sta accadendo, nonostante la verità sia a portata di mano. Anche laddove tra due personaggi (Cassio ed Emilia, che nel testo originario quasi non hanno alcun tipo di contatto) c’è comunicazione, essa si rivela effimera, fittizia, impossibile.

Per tale ragione sono cristallizzati come statue in un limbo (o antinferno) di memoria dantesca, condannati a scontare il contrappasso, a rivivere in eterno la tragedia di cui sono stati protagonisti. Oltre che spiritualmente, anche fisicamente distanti, imbrigliati in “stazioni” che si materializzano come isole sospese nel vuoto da cui scrutare il baratro, essi sono portatori d’una verità molteplice. Le loro storie personali sono i tanti frammenti di un tutto, che, riuniti, consentono d’intuire la relatività della vicenda umana. Siamo uno, ma anche altri, attraverso gli occhi dei quali guardiamo noi stessi, come quel tale che parla “tutte le lingue e nessuna”. Ed ecco che, quando l’urgenza di comunicare il proprio vissuto sembra soddisfatta, ridivengono statue per sigillare ciò che non deve essere detto. Vana illusione che scompare come un’ombra quando tutto ricomincia uguale a prima, in un cortocircuito che non avrà mai soluzione. Luca Caserta

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