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Fa rivivere la tradizione della Commedia dell’Arte con bella vitalità e con uno sprint contemporaneo, la compagnia Teatro Scientifico – Teatro/Laboratorio nel cartellone dell’ “Estate Teatrale” con “Don Giovanni, Arlecchino e il Convitato di Pietra”, andato in scena a Corte Mercato Vecchio (il 18 agosto sarà a “Sipario Peschiera”). La parabola del seduttore si mescola alle maschere (belle, create da Donato Sartori) in questo lavoro che si basa su un canovaccio antico, “Il Convitato di pietra” (1669) di Domenico Biancolelli, leggendario Arlecchino alla corte di Luigi XIV. Tra un piedistallo e una panca di pietra bianca, il racconto prende corpo con le fughe dai talami clandestini di Don Giovanni. Poi il naufragio in terra di Spagna, l’inganno per sedurre la figlia del Commendatore che finirà trafitto dalla spada di Don Giovanni. In un crescendo di intensità, i toni iniziali, da scherzosi diventano cupi e riflessivi, per culminare nell’invito alla mensa infernale dove lo spirito del morto trascina il seduttore-peccatore. Sette gli attori, capeggiati dall’ottimo Arlecchino Luca Mascia e dalla solida esperienza di Roberto Vandelli (Don Giovanni) per una spassosa girandola di lazzi, dialetti e personaggi. Mentre la spalla-clown di Luca Mascia si dilunga in gag spassose dal ritmo serrato e zeppe di immagini accattivanti, Vandelli dà corpo a un seduttore altero e solido, eroe che sfida i dogmi rimanendone irrimediabilmente sconfitto. Il regista Luca Caserta ha adottato un linguaggio moderno. Il risultato è uno spettacolo godibile. Accanto ai due attori protagonisti, Isabella caserta (Pescatrice), Maurizio Perugini (Pantalone), Marco Sabatino (Zanni), Alberto Novarin (re) e Andrea Pasetto (Brighella).   (S. Bernardi, “L’Arena”, 07/08/2009)

Lo ha immortalato soprattutto la musica di Mozart, ma la fortuna letteraria del “libertino”, cioè libero pensatore, Don Giovanni ha origini più antiche. All’epoca aveva intrigato anche Molière, però a renderlo popolare erano stati soprattutto i comici della Commedia dell’Arte. Il regista e drammaturgo Luca Caserta si rifà a un canovaccio, “Le festin de pierre” (edizione francese del 1669), di Domenico Biancolelli, il più celebre Arlecchino del Seicento, preferito del Re Sole, e ne ricava uno sciolto testo moderno, drammaturgicamente ben strutturato, che ha meritato all’autore il premio del Centro Studi sul Teatro Medioevale e Rinascimentale di Roma. Con il titolo “Don Giovanni, Arlecchino e il Convitato di Pietra”, evidenzia un doppio omaggio: alla Commedia dell’Arte, usufruendo, tra l’altro, di maschere create dallo stimato Donato Sartori, e, tramite scene dialogate ben costruite, il ricorrente elemento del soprannaturale e una plumbea atmosfera di predestinazione, all’intramontabile mito di Don Giovanni. Prodotto dal Teatro Scientifico-Teatro/Laboratorio, è stato presentato, dopo l’anteprima romana al Teatro San Genesio, nella sezione prosa dell’Estate Teatrale Veronese in Corte Mercato Vecchio. […] Rievoca la storia di Don Giovanni, in fuga dalle trasgressioni galanti perpetrate e seduttore della figlia del Commendatore, poi finito ucciso in duello per sua mano. Luca Caserta riesce a fondere omogeneamente il clima comico e giocoso della Commedia dell’Arte con la cupa attesa di morte, allusa da un ambiente scenico claustrofobico e declaratamente vuoto, con quinte e sfondo neri contro cui si staglia soltanto il petroso biancore di un piedistallo e di una panchina, simbolo del vuoto interiore del protagonista, ma anche suggestione della semplicità del teatro dell’epoca, quale doveva essere fuori dal fasto delle corti. Roberto Vandelli riveste di cinica ironia il suo Don Giovanni, irridente e blasfemo, arido sciupafemmine incapace di amare. Luca Mascia è agile Arlecchino, tutto sgambetti, capriole e travolgente scioglinguagnolo. Con loro, in un mélange di dialetti, Isabella Caserta (Pescatrice e Fantasma della Dama), Maurizio Perugini (Pantalone, Commendatore, Statua), Marco Sabatino (Guardia, Duca Ottavio, Becchino, Zanni), Andrea Pasetto (Brighella), Alberto Navarin (Re). Indovinate le musiche di commento.    (F. Barbuggiani, “L’Adige”, 11/08/2009)

 

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