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LA PAURA DEL TIRANNO A VERONA
da Eschilo a Shakespeare

Dal 9 al 12 novembre 2016 Verona celebra ancora il nome di Shakespeare in un connubio tra il classico e la prima età moderna con due diversi spettacoli tratti dall’Orestea di Eschilo e dal Macbeth di Shakespeare e un Simposio internazionale sul tema La paura del tiranno. Tutti gli eventi a ingresso libero del progetto Thespis La paura del tiranno sono organizzati dal gruppo di ricerca Skenè dell’Università di Verona in collaborazione con Provveditorato agli Studi, Teatro Scientifico – Teatro Laboratorio, Liceo Maffei. Al Teatro Ristori il 9 novembre ore 21 è di scena Clitennestra da Agamennone e Coefore di Eschilo, traduzione e adattamento di Monica Centanni e Guido Avezzù (replica 11 novembre ore 11) e il 10 novembre ore 21 Macbeth di W. Shakespeare, traduzione e adattamento di Silvia Bigliazzi (replica 12 novembre ore 11). Protagonisti Elisabetta Pozzi e Fabio Mangolini, e con Mauro Bernardi e Francesco Martucci. Musica dal vivo di Daniele D’Angelo. Regia di Francesco Brandi. Al termine dello spettacolo del 12 mattina si svolgerà presso il Teatro Ristori un incontro con gli attori e il regista.

Gli spettacoli saranno accompagnati da un Simposio internazionale sullo stesso tema nei pomeriggidel 10 e dell’11 novembre (ore 15.00, Sala dei Cavalieri, palazzo Ridolfi).
Il tiranno incute paura negli altri, ma anche e soprattutto la sperimenta in prima persona. Attraverso i due allestimenti e il Simposio internazionale sarà interrogata la tragica esperienza, classica e rinascimentale, ma anche contemporanea, della paura del tiranno a fronte dell’instabilità del potere e dei suoi limiti. In questi drammi, e in modo specifico in Macbeth, la paura si intreccia con il desiderio e innesca una profonda riflessione sulle relazioni umane e sul fondamento stesso del potere e dell’essere. Pur in modo diverso, i due drammi interrogano quell’agire umano che mira alla ‘sicurezza’ e alla ‘perfezione’ e ne investiga le scelte e le responsabilità individuali, tanto all’interno di un disegno (politico, dinastico, o soprannaturale) che trascende il soggetto, quanto all’interno di un quadro di emancipazione soggettiva da questo. Un approccio comparato al tragico classico e protomoderno sonderà la persistenza, in due sistemi culturali diversi, ma correlati, dei temi della legittimità del potere, della sua assunzione soggettiva e delle sue ricadute sull’agire e sull’essere umano.