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 Sipario

“Una stanza, un letto e il pubblico che spia… Caserta e Laruffa interpretano in modo profondo, lacerante e forte il dramma che al suo debutto nel ´68 scandalizzò i moralisti. Gli attori … hanno riproposto il dramma pasoliniano in tutta la sua forza e crudezza. Una prima nazionale, prodotta dal Teatro Scientifico/Teatro Laboratorio e diretta dai due interpreti capace di infrangere i classici clichè teatrali. Orgia è un testo che sbigottisce perché parla davvero di noi, tanto da esserne coinvolti emotivamente…Intensa e struggente, con momenti di pura poesia, l´interpretazione di Isabella Caserta e di Francesco Laruffa, entrambi ben calati nella loro parte, capaci di evocare la figura di Pasolini. Un´opera che mette a nudo, nel senso letterale del termine, la coppia. La recitazione, fortemente corporea, densa di atti sessuali e di violenti dialoghi grazie ai due protagonisti restituisce alla tragedia tutta la sua veemenza, giocata tra un calibrato scambio di parola e azione, capace di lasciare il pubblico a bocca aperta. Copiosi gli applausi a scena aperta a premiare l´audacia e la bravura dei due attori registi”. (E. Albertini “L’Arena” 26 luglio 2012)

 

“Vorremmo cominciare dalla fine nel recensire l’allestimento della tragedia pasoliniana Orgia. Cominciare cioè col riconoscere la bravura di Isabella Caserta e Francesco Laruffa perfetti nel restituire il testo pasoliniano… Orgia è un testo che, prima ancora che nel contenuto, va capito nella forma. Quella del teatro di parola come lo definiva Pasolini… Caserta e Laruffa sono insomma proprio un vero piacere da ascoltare e guardare e costituiscono entrambi la prima immediata e più intima riuscita della messinscena della quale firmano entrambi la regia. Orgia si fonda sulla constatazione che il diverso, qualunque sia la propria diversità, in quanto emarginato, è escluso dal fare storia e rimane sempre uguale a se stesso costretto nella sua diversità, dalla società che lo giudica e lo relega in un ghetto mentre solo chi è nella storia ha la prerogativa di cambiareOrgia è splendidamente portato in scena in un allestimento all’altezza delle questioni gravi che il testo mette in campo e sulle quali a distanza di quasi 50 anni Pasolini inchioda ancora il pubblico tramite uno strumento di cultura come il teatro l’unica forma d’arte che ha mantenuto la sua aura perché non può essere riprodotto ogni replica essendo un evento a sé per chi lo interpreta e per chi vi assiste…Un’occasione da non mancare”. (Alessandro Paesano “Il buon mestiere dell’attore e dell’attrice”, “Teatro Org” 16/02/2013)

 

“Non è un testo di tutti i giorni, Orgia di Pier Paolo Pasolini, che lo stesso autore definì ‘il dramma per la disperata lotta di chi è diverso contro la normalità che respinge ai margini’. Ora questo testo forte e poetico che esplora le pulsioni oscure di due coniugi piccoli borghesi nella loro camera matrimoniale, con sacrificio di parole, ricordi e sconfitte, è in scena all’Orologio con regia e interpretazione di Isabella Caserta e Francesco Laruffa. Nei chiusi confini di una stanza e nei meandri nascosti dell’animo umano una coppia trascende in un gioco perverso di vittima/carnefice…” (rodolfo di giammarco “Repubblica” 14/02/2013)

“La recitazione è un misto di verità parlata e di dizione poetica, così diceva Pasolini e questo è l’indirizzo che i due bravi attori e registi hanno seguito nell’interpretare la coppia…” (A. Ceschi “Carnet Verona” ottobre 2012)

 

“L’opera è una vera orgia di parole, di passioni, di ricordi. I protagonisti ne sono travolti e si torturano a vicenda come in un sacrificio rituale. Ma questo lavoro teatrale è anche la denuncia dello sradicamento di una società lanciata verso un abbagliante e infido progresso. Sono proprio quelle radici di un ‘passato felice che ha prodotto persone infelici’ a portare verso la fine i due protagonisti, schiacciati dalla memoria di un tempo perduto e sincero. L’epilogo conduce i personaggi verso una inesorabile quanto prevedibile sconfitta, che però assume genialmente i caratteri di una rivoluzione, la rivoluzione del Diverso, ultima incarnazione possibile per resistere, inutilmente all’omologazione, alla nuova barbarie che avanza”. (A. A.“Verona In” 04/10/2012)

“Isabella Caserta e Francesco Laruffa toccanti interpreti di un Pasolini per adulti. Il lavoro aveva debuttato con successo a fine luglio a Cortile Mercato Vecchio per l’Estate Teatrale Veronese, colpendo per la forza che lo scabroso e infernale testo «per soli adulti»  ha rivelato, e lo sconvolgimento inferto al pubblico il quale ha dimostrato di apprezzare il senso profondo di una storia sulla diversità (e non solo sessuale ma in senso lato) che vede protagonista una coppia borghese legata da un rapporto sadomasochistico. La vicenda è quella di due angeli caduti dal cielo, bisognosi l’uno dell’altro fino all’ultimo respiro (e non in senso metaforico), consci del male che li pervade e allo stesso tempo vittime sacrificali di una frustrazione esistenziale che li rende rispettivamente vittime e carnefici, nonché «testimonial» di un orrore che alberga insospettabilmente in molte più realtà domestiche di quanto si pensi… Ed è sopra e ai piedi di un marmoreo letto-sepolcro, ricoperto da un lenzuolo bianco, che si è consumato il festino di sesso e spirito dei poveri demoni, ring di sevizie morali e fisiche tra coniugi: un tuffo senza pietà nella dimensione perduta della purezza infantile, impossibile da ritrovare se non nei ricordi e nelle nostalgie. Unica nel suo genere e difficile da dimenticare per la capacità di Pasolini di evidenziare la poesia anche quando è vestita di volgari stracci, Orgia eccelle per l’obiettività degli attori nel tradurre le intenzioni dell’autore e il gioco crudele delle identità mescolate” (Michela Pezzani “L’Arena” 24 ottobre 2012)

“Ci piace elogiare Isabella Caserta e Francesco Laruffa di Teatro Scientifico che, intorno e sopra un marmoreo letto-sepolcro, a stretto contatto con gli spettatori, alla maniera antica, si sono cimentati con successo nell’ardua impresa di mettere in scena “Orgia” di Pier Paolo Pasolini, tragedia altamente anti teatrale, espressa poeticamente in versi, dove un uomo e una donna della ricca borghesia cittadina si sbranano in un  rapporto di estremo sadomasochismo.
È un rito che rivela la vera natura dei rapporti sociali, dove la violenza del  potere sorregge ogni realtà sociale, e dove si consuma “il dramma per la disperata lotta di chi è diverso contro la normalità che respinge ai margini”. Come spesso accade in Pasolini, la poesia travolge tutto, rendendo plausibili nella loro lacerante verità anche le situazioni più estreme, che i due attori sorreggono con grande abilità interpretativa. (Mario Bianchi “Krapp’s Last Post” 26/09/2013

 

“…anche il programma di Sguardi è frutto di un’ampia selezione: degli oltre settanta prodotti presentati, ne sono stati scelti 24… Difficile, direi impossibile citare tutti gli spettacoli, ma vale la pena almeno riportare qualche “sguardo” (appunto) della tre giorni veronese. A partire dalla bellezza inquieta di Orgia, testo sempre folgorante e disturbante, impervio e complesso, di Pasolini, ben interpretato da Isabella Caserta e Francesco Laruffa.” ( Andrea Porcheddu “Succede oggi” 26 settembre 2013)

 

“Viscere e magma vulcanico nelle parole pasoliniane di Orgia con un catafalco al centro, ora bianco lenzuola adesso verde prato, teatro del possesso, dell’attrazione, potere e sottomissione generata tra i due amanti (Isabella Caserta celestiale, Francesco laruffa demoniaco) nel vortice d’erotismo, violenza e colpa, sadomasochismo, vittima e carnefice, confessioni e umiliazioni. P.P.P.: pietà, passione, paura.” (Tommaso Chimenti, “Il Fatto Quotidiano”, 28 ottobre 2013)

“…Qualche sera fa ho avuto la fortuna di assistere alla rappresentazione di Orgia con l’allestimento della Compagnia Teatro Scientifico di Verona…Ho preso posto come gli altri del pubblico direttamente sul palcoscenico per svolgere la funzione di voyeur, che assiste in diretta allo scatenarsi folle di ogni forma di turpe aberrazione, che due piccoli borghesi qualunque sono capaci di attuare nella loro camera da letto. Bravi gli attori Isabella Caserta e Francesco Laruffa, i quali curando anche la regia, realizzano in pieno il progetto pasoliniano del teatro di parola. Con grande maestria riescono a comunicare, nel dilagante trionfo del male, sprazzi di memoria di un passato innocente e reminiscenze di una purezza che non esiste più. Lo stesso catafalco che domina la scena, inizialmente sembra un talamo nuziale, ma una volta tolto il bianco lenzuolo, ecco che ci appare un verde prato metafora di questa perduta innocenza. L’insistenza sulla marginalità del ‘diverso’ nella società rende questo testo sempre attuale e tristemente profetico. La morte del protagonista prelude alla morte dell’autore, che non avendo mai avuto paura di esprimere la sua ‘diversità’ non solo è stato marginalizzato ma è stato annientato dalle stesse forze del male che lui conosceva e descriveva così bene. Ho apprezzato in pieno la scelta della compagnia di aderire fedelmente al testo integrale, questa scelta dimostra serietà e coerenza verso un grande autore e ci porta in maniera naturale a chiederci: chi ha paura di Pier Paolo Pasolini?” (Francesca Siniscalchi “Sipario.it” 26 maggio 2015)

 

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