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“Non un palcoscenico, ma quattro. Quattro quadri, quattro verità. Tante quante sono le confessioni che si susseguono in un avvicendarsi pregno di pathos. Le voci narranti quali un flatus vocis di verità non conosciute, ignorate […] nell’impossibilità di comunicare tutto lo sgomento e il succedersi degli eventi nel frattempo precipitati, orditi dal luciferino Iago. […] Sembra, in tutta la vicenda, non esserci soluzione alcuna, come se tutto fosse stato già scritto ante tempus. […] In una serie di spostamenti, con un pubblico in itinere e coinvolto in prima persona a interagire con i personaggi della storia, accompagnato da ‘crepuscolari’ uomini incappucciati, si snocciola uno ad uno il de profundis di Cassio, Emilia, Desdemona, Iago e Otello, ognuno con una propria verità, ognuno con le proprie rivendicazioni. Tutti sembrano intrappolati, paradossalmente, da se stessi, come rinchiusi nel proprio essere, atrofizzati nella consapevolezza che nulla potrà mutare, cristallizzati nella forma avulsa ormai dalla sostanza. […] Tutto, come all’inizio, torna a cristallizzarsi in una mera scena immota, priva di vita. Dalla messa in scena si evincono la capacità di Luca Caserta e la sensibilità, che da sempre muovono il giovane autore, nel saper unire e integrare fatti e vicende sovente contrastanti e nel creare quell’armonia di coabitazione scenico-ambientale non sempre possibile. […] La competenza dell’autore e regista Caserta sta tutta nella maturità che questa mise en scène evidenzia, la professionalità con cui sa gestire gli attori-personaggi, già bravi sicuramente, ma anche nel saper ben amalgamare le differenti individualità […], nell’impegno profuso nel trattare temi difficili, nel saper riadattare opere classiche in opere contemporanee, senza scalfirne l’originalità primaria. Emblematico e innovativo è il quadro finale, il quinto palcoscenico, dove tutti i personaggi sfilano con le ‘anime’ viandanti de ‘Il settimo sigillo’ di Bergman, proiettate alle loro spalle su un megaschermo assai suggestivo che riecheggia, ieri come oggi, l’atavico e universale tema della ricerca dell’essere da sempre perseguita dall’uomo, in una sorta di processione spirituale che si conclude sulle note di brani di musica rock. Il debutto è avvenuto nella splendida cornice medievale di Corte Mercato Vecchio a Verona, nel contesto dell’Estate Teatrale Veronese 2008. Il Teatro Scientifico – Teatro/Laboratorio di oggi, firmato Luca Caserta, merita il posto che tale istituzione ha sempre occupato, sin dai tempi del maestro e fondatore Ezio Maria Caserta, e divenuto ormai uno dei pochi casi di autentica ereditarietà cromosomica.”
(C. Formiconi, “Sìlarus”, anno XLIX, n. 261, gennaio-febbraio 2009)