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ADDIO AMORE (Beatrice Cenci)

di Franco Cuomo, regia di Walter Manfré

protagonista Isabella Caserta

 

Note di regia

Beatrice Cenci, detta la “vergine romana”, apparteneva all’antica famiglia patrizia di Roma.

Figlia di Francesco Cenci, uomo dissoluto, brutale e crudele, secondo la tradizione, dopo il secondo matrimonio del padre, venne da questi tenuta prigioniera e circondata di attenzioni incestuose. Beatrice, con la complicità della matrigna Lucrezia, di tre fratelli e del castellano della rocca in cui era stata rinchiusa e maltrattata, cospirò per uccidere il padre (1598). Processata per omicidio, venne da Clemente VIII condannata a morte con il fratello e la matrigna e fu decapitata nel 1599 davanti a Castel Sant’Angelo. Alla sua storia sono ispirate numerose opere artistiche e letterarie: il ritratto di Guido Reni del XVII secolo, la tragedia “I Cenci” (1819) di Shelley, i romanzi e i racconti di Stendhal, G. B. Niccolini, Dumas padre e Guerrazzi.

L’azione del testo di Franco Cuomo si svolge nell’ultimo anno di vita di Beatrice. Nella scrittura di Franco Cuomo si intravede una critica al ‘500 ed al secolo successivo, il secolo ‘nero’, laddove l’uomo, prendendo coscienza di non essere tutto il centro dell’universo, si lascia andare ad una guerra spietata nei confronti di ogni libero pensiero. Ed è un dato storico che a mandare a morte Beatrice Cenci fu lo stesso Papa che mandò a morte Giordano Bruno.

Una ragazza, costretta assieme alla madre e ai fratelli a subire le vessazioni di un padre–padrone tiranno e violento, riesce a liberarsi dalla sofferenza di questa prigione compiendo un delitto deprecabile: il parricidio. Un anelito alla liberazione che, improponibile nel secolo nero, diventa, alla luce della storia, anelito alla libertà.

Walter Manfré

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