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MARGHERITA D’ANTIOCHIA

di D. Giovanni Antonio Quaretta

XXXIII Convegno di Studi sul Teatro Medioevale e Rinascimentale

adattamento e regia di Jana Balkan

aiuto regia Isabella Caserta

produzione Teatro Scientifico – Teatro/Laboratorio

con

(in ordine alfabetico)

Jana Balkan – Drusilla

Isabella Caserta – Lucenia

Andrea de Manincor – Hortensio, Moneta, 1° Messo

Alberto Novarin – Eliodoro, Fidio

Rachele Perbellini – Margherita

Maurizio Perugini – Eldesio, Critone

Roberto Vandelli – Olibrio, Cirino

Alessandro Vantini – Narcisso, Leandro, 2° Messo

Vito Vinci – Maurindo, Folletto

Stefano Zanelli – Adonio

musiche dal vivo Valerio Mauro

costumi Mariana Berdeaga

scene Laboratorio Teatrale

attrezzeria Allestimenti Teatrali Peroni

direzione tecnica Luca Cominacini

Note di regia

“Margherita d’Antiochia”, opera erudita e colta, si presenta con una struttura imponente e grandiosa. Tipica produzione agiografica, si distingue dalle altre dell’età barocca per una certa originalità e per una sensibilità “diversa”.

L’impianto, quasi da opera lirica, risulta un po’ macchinoso e ridondante. Dopo le prime brevi scene, l’azione procede con un ritmo lento, basato su dibattiti, descrizioni accurate, narrazioni dettagliate di quanto è avvenuto fuori scena, lunghi monologhi, che rallentano l’azione scenica e ostacolano il movimento drammatico.

Per questo si è preferito lavorare sul testo con un’attenta operazione di sfoltimento e pulizia eliminando le parti non indispensabili all’azione teatrale. Si è privilegiato il nucleo fondamentale della vicenda (l’amore di Adonio e Margherita) e sottolineato la nuova sensibilità dei personaggi “negativi”, inconsueta nel teatro agiografico (Eldesio, padre di Margherita; il prefetto Olibrio; il mago Critone; il capitano Eliodoro). Sono stati ridotti i sogni premonitori, le narrazioni e gli interventi del Coro, sono stati alleggeriti i dialoghi e sono state eliminate certe scene (5a atto II, 6a atto IV, 9a e 10a atto V) perché non indispensabili al contesto. Abbiamo creduto opportuno chiudere con la scena 8a dell’atto V per mantenere compatta l’azione (d’altra parte tutto è già avvenuto) evitando ulteriori digressioni.

Ne è scaturita una riduzione più scorrevole che risponde meglio alla sensibilità odierna.

Nella messinscena si è cercato di sottolineare la musicalità del verso con un allestimento che evidenziasse l’afflato poetico ricco di reminiscenze letterarie (da Tasso a Petrarca, ma non solo).

La regia ha volutamente seguito un indirizzo filologico anche nella scelta dei costumi e delle musiche, che preparano, accompagnano e scandiscono i vari momenti. Se inizialmente si pensava di ricorrere per la messinscena ad un taglio cinematografico che avrebbe consentito di snellire a accelerare certi passaggi, si è alla fine scelto di operare una lettura il più possibile fedele al testo in modo da conservare l’aspetto riflessivo e moraleggiante di questa tragedia sacra barocca.

Jana Balkan

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